Isola dei Morti III versione

L’isola dei morti: la fortuna di un’opera che ha stregato generazioni di artisti

L‘isola dei morti (in tedesco, Die Toteninsel) è un dipinto molto famoso, probabilmente  più famoso dell’artista che lo ha realizzato: Arnold Böcklin (1827-1901) , pittore svizzero.

Esistono ben cinque diverse versioni di questo dipinto, a cui sono seguite centinaia di opere realizzate da altri artisti  che si sono lasciati ispirare da quest’immagine così suggestiva, inquietante e allo stesso tempo intensamente affascinante.

L’immagine dell’isola è un puro concentrato simbolico: il mare, le rocce, i cipressi, la barca sono gli elementi reali, ma Böcklin, tra silenzi e attimi sospesi, ci racconta  l’immobilità della Morte.
L’opera fu estremamente popolare all’inizio del XX secolo e affascinò molti personaggi  tra cui Sigmund Freud,  Salvador Dalí e Gabriele D’Annunzio. Addirittura Adolf Hitler entrò in possesso di una delle versioni del dipinto,  acquistata nel 1936.

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Il tema, comune a tutte le versioni del dipinto, rappresenta un isolotto roccioso sopra una distesa di acqua scura , dove una  piccola barca a remi, condotta da un personaggio a poppa, si sta avvicinando.

A prua ci sono una figura vestita interamente di bianco e una bara bianca ornata di festoni. L’isolotto è dominato da un bosco fitto di cipressi, associati ai cimiteri e ia lutto, circondato da rupi scoscese.

Nella roccia sono presenti dei portali sepolcrali. L’impressione complessiva è quella di uno spettacolo di desolazione immerso in un’atmosfera misteriosa. Arnold Böcklin  ha descritto il dipinto come “un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”.

Il quadro evoca, in parte, il Cimitero degli Inglesi a Firenze, dove vennero dipinte le prime tre versioni. Il cimitero era vicino allo studio di Böcklin.

Per quanto riguarda l’isolotto, si ipotizza che l’artista si sia ispirato all’isola di Pontikonissi, vicino Corfù, secondo altri sarebbe Capri e i suoi faraglioni o il castello aragonese di Ischia, altri critici, invece, sostengono che sia ispirata alla forma della mezzaluna dell’Isola di Ponza. Ultime più recenti ricerche sembrano ricollegare l’isola dei morti all’Isola di San Giorgio (chiamata dai montenegrini isola dei morti), presso le Bocche di Cattaro, nell’attuale Repubblica del Montenegro. Quest’isola ospita, infatti, una chiesetta e un camposanto di costruzione veneziana.

Böcklin dipinse cinque versioni dell’isola dei morti tra 1880 e il 1886.

L’artista completò la prima versione del dipinto nel maggio 1880 per Alexander Günther, ma la tenne per sé stesso.

Isola dei Morti I

Nel mese di aprile del 1880, a Firenze, Böcklin venne visitato da Marie Berna. La donna fu talmente colpita dalla prima versione del quadro (ora esposta al Kunstmuseum di Basilea) che chiese a Böcklin di realizzarne una copia per lei (ora al Metropolitan Museum di New York).

Isola dei Morti II versione
Isola dei Morti II versione

 

La terza versione fu dipinta nel 1883 per Fritz Gurlitt. A partire da questa versione, una delle camere sepolcrali nella roccia sulla destra porta le lettere “AB”, le iniziali di Arnold Böcklin.

Isola dei Morti III versione
Isola dei Morti III versione

 

Il bisogno di denaro portò alla realizzazione di una quarta versione, nel 1884, che venne acquistata dal collezionista d’arte Heinrich Thyssen-Bornemisza, oggi appesa nella sede della Berliner Bank.

Isola dei morti IV versione
Isola dei morti IV versione

 

Una quinta versione venne commissionata nel 1886 dal Museum der bildenden Künste di Lipsia, dove si trova tuttora.

Isola dei Morti V versione
Isola dei Morti V versione

 

Nel 1888 Böcklin dipinse un quadro intitolato Die Lebensinsel (L’isola dei vivi), probabilmente inteso come polo opposto all’isola dei morti, che mostra una piccola isola con tutti i segni della gioia e della vita.

Nel corso del XX l’opera ha ispirato vari artisti:

Salvador Dalí,  La vera immagine dell’Isola dei Morti di Arnold  Böcklin all’ora dell’angelus, 1932

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Hans Ruedi Giger, Omaggio a Böcklin 1977

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Gipi L’isola dei morti

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Aurélien Police realizzò diverse versioni moderne dell’opera.

Aurelien Police Lisola dei morti edificio di Lemans
Aurelien Police Lisola dei morti edificio di Lemans

 

Fabrizio Clerici Latitudine Böcklin  tra il 1975 e il 1976 .

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Luciano Nunziante L’isola dei morti

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6 pensieri su “L’isola dei morti: la fortuna di un’opera che ha stregato generazioni di artisti”

  1. C’è anche Luciano Nunziante, ha dipinto “l’isola” con tecnica mista, olio tempera e all’uovo e diverse opere grafiche che meritano. Un cordiale arrivederci.

  2. Il cimitero protestante detto “degli Inglesi” in Firenze, posto su una collinetta circondata da cipressi, com’è stato detto, ispirò Böcklin per la sua isola dei morti, di cui dipinse le prime tre versioni nello studio che aveva lì vicino. E’ proprio in questo cimitero che il pittore seppellì la propria figlia Mary morta a soli 6 mesi.

    1. La figlioletta di Böcklin sepolta nel Cimitero degli Ingledi si chiamava Beatrice.
      Che il Cimitero degli Inglesi ispirasse l’Isola dei Morti è solo una delle ipotesi. Quella più diffusa, ma gli esperti non la ritengono vera ed optano per l’Isola d’Ischia Castello degli Aragonesi. Il figlio Carlo infatti scrisse che questa era la fonte. Altri documenti storici che accreditino le altre ipotesi non sono ad oggi noti.

  3. Articolo interessante.
    Per l luogo a cui si ispirò Böcklin va le mia risposta precedente. Quelle esposte sono ipotesi di studiosi a vario livello. L’unico documento storico è una nota del figlio Carlo che accredita l’isola d’Ischia e precisamente l’approdo al castello Aragonese.

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